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La radio (Eugenio Finardi)
Quando sono solo in casa e solo devo restare
per finire un lavoro o perché ho il raffreddore
c'è qualcosa di molto facile che io posso fare
accendere la radio e mettermi ad ascoltare
Amo la radio perché arriva dalla gente
entra nelle case e ci parla direttamente
se una radio è libera ma libera veramente
piace anche di più perché libera la mente
Con la radio si può scrivere leggere o cucinare
non c'è da stare immobili seduti a guardare
forse è proprio quello che me la fa preferire
è che con la radio non si smette di pensare
Amo la radio...
Sarà forse scontato citare questa canzone, soprattutto per quelli della mia generazione, quelli che hanno fatto il sessantotto e che nel settantasette erano studenti universitari e hanno vissuto il Movimento e la nascita delle radio libere, appunto. Eppure mi sembra che sintetizzi molto bene quello che per me (ma anche per tanti altri) è stata e continua ad essere la radio, uno strumento di comunicazione agile e poco invadente.
Una radio ti segue dove vai, te la puoi portare dappertutto, non è arrogante come la televisione, con la radio accesa puoi continuare a lavorare, a studiare, a chiacchierare: è una presenza discreta, accogliente, che lascia spazio alla fantasia, che ti permette di immaginare ciò che, lei, si limita ad evocare con le parole, i suoni, i rumori, le musiche, le voci. Tutto il resto ce lo metti tu.
Per questo io credo che la radio sia molto creativa.
Mi è sempre piaciuto ascoltare la prosa alla radio: le commedie, il racconto di mezzanotte, al buio e sotto le coperte. Da studentessa, al liceo, facevo le versioni di greco e latino ascoltando "Per voi giovani" di Arbore e tenevo la radiolina a transistor nascosta sotto al vocabolario, pronta a spegnerla non appena sentivo avvicinarsi in corridoio i passi di mio padre.
Ora sono ascoltatrice quasi dipendente da trasmissioni come "Lampi d'estate", ora diventata "Fahrenheit", e di "Hollywood party" su Radio Rai TRE. Soprattutto quest'ultima, che va in onda proprio all'ora in cui sono in cucina a preparare la cena. Ma anche al mattino, mentre bevo il mio primo caffè, ascolto la rassegna stampa sulla stessa rete, prima di uscire per andare al lavoro.
Ero destinata, forse, a dedicarmi, nella scrittura, ai radiodrammi e alle sceneggiature radiofoniche.
Da qualche anno, poi, collaboro con GV Radio: tengo, alternandomi a Lucia De Michieli e Tiziana Agostini, una rubrica letteraria intitolata "I Classici" nell'ambito della trasmissione pomeridiana condotta da Cristina Pagnin "Obbligo di frequenza", nella quale si parla di narrativa.
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