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Una lettera a mio figlio Bruno

È da tanto che volevo dirti. I genitori italiani scrivono ai loro figli. A cura di Giuseppe Caliceti e Giulio Mozzi, Torino, Einaudi, 2002.
Questa lettera a mio figlio Bruno, con qualche taglio, è stata pubblicata alle pp. 229-237.


Il libro è stato presentato anche alla trasmissione Unomattina della RAI, il 28 dicembre 2002.
In quell'occasione Bruno ed io siamo stati invitati a parlarne, con l'autore Giulio Mozzi, e a leggere qualche passo.











Caro Bruno,

scrivere una lettera, ha detto non mi ricordo più chi, vuol dire parlare con la speranza di non essere interrotti. Io penso invece che scrivere una lettera significhi soprattutto esprimere ciò che alle volte, per molti motivi, non si riesce a dire guardandosi negli occhi. Perché spesso si comincia parlando e si finisce ridendo oppure alzando la voce, o gridando o, peggio ancora, piangendo. Perché quando genitori e figli si parlano entrano in gioco dinamiche complicate che non permettono quasi mai di essere sinceri fino in fondo. Gli uni e gli altri. Perché alle volte le nostre discussioni - e me ne assumo tutta la responsabilità - diventano più che altro, come vogliamo chiamarli, monologhi, sermoni, prediche?

Allora ti scrivo. Per fare chiarezza soprattutto a me stessa.
Ti ho detto tante volte che sto cercando di fare il mio mestiere, quello di madre, meglio che posso. Nessuno me l'ha insegnato. Per diventare bibliotecaria ho seguito dei corsi, ho dovuto sostenere un concorso, ottenere l'idoneità, e ancora adesso, dopo più di vent'anni, periodicamente mi iscrivo a dei seminari di aggiornamento, per approfondire certi aspetti della mia professione e per essere informata sulle novità che interessano il settore delle biblioteche.
Per diventare genitore, invece, non è richiesta nessuna preparazione specifica e, se anche qualcuno la desiderasse, dove se l'andrebbe a cercare? Esistono i corsi di preparazione al parto, quelli sì. Ti insegnano tecniche di rilassamento per affrontare e superare quel preciso momento. Organizzano qualche incontro con un pediatra che ti spiega come cambiare i pannolini al bebè, come affrontare i primi giorni, le prime malattie. Ma poi, una volta a casa col bambino, mamma e papà devono cavarsela da soli. Magari con i consigli di nonni, parenti, amici. Ma alla fine ognuno fa ricorso al proprio buon senso, alla propria esperienza di figlio, solo rovesciata, perché la prospettiva, il punto di vista da cui si devono affrontare tutti i problemi e le difficoltà (ma anche le gioie) sono completamente diversi.

Un famoso psichiatra ha detto che i genitori, con i figli, sbagliano sempre, qualunque cosa facciano. L'importante è che sbaglino in buona fede. L'importante è che, qualunque scelta facciano per e con i propri figli, la facciano con onestà. Io credo che avesse ragione.

Io ti guardo, Bruno, e vedo un ragazzo bravo e intelligente e serio nelle cose che fa. Stimo moltissimo le tue qualità e credo di saperle riconoscere senza esagerare, complici il mio amore per te e, anche, il mio orgoglio di madre. Conosco bene la sana ambizione che ti porta a cercare di fare sempre tutto al meglio, la curiosità verso il mondo che ti circonda. Apprezzo la tua facilità di scrittura, il tuo amore per la lettura, la tua caparbia passione per lo sport. Mi commuove la tua sensibilità, a volte mi sorprende la tua etica dell'amicizia.
Vedo anche, però, le difficoltà nascoste dietro a certe tue spavalderie, vedo i momenti di tristezza e di paura camuffati o addirittura nascosti dall'arroganza tipica dell'adolescenza. Vedo la convinzione di farcela da solo, la certezza di non aver bisogno dei nostri consigli o di quelli di tuo fratello, che certi momenti li ha già vissuti e in parte superati.

Bisogna sbagliare da soli. Lo so. Questo è vero. È anche vero però che, da parte mia, sarebbe troppo comodo non suggerirti delle strade, delle soluzioni. Offrirti quello che la mia esperienza mi può suggerire. Poi tu deciderai, naturalmente, nel corso della tua vita, come vorrai. Ma io credo di avere il dovere di esserci, non solo per il fatto di essere qui, con te, nella stessa casa, di fornirti le cose materiali di cui hai bisogno, ma anche di esserci come persona. Io credo di avere anche il diritto di litigare con te se lo ritengo necessario, di scontrarmi contro certi tuoi atteggiamenti. Credo di avere il dovere di fermarti quando sono convinta che stai sbagliando strada, per mostrarti quella che credo giusta. Poi tu, naturalmente, se vorrai, potrai continuare il tuo percorso, sbagliato che sia, o anche tornare indietro.
Alle volte mi rimproveri e mi porti come esempio altri genitori, certi genitori di tuoi amici. Invidi la loro condiscendenza, invidi la loro cedevolezza su certe questioni che per me, invece, sono fondamentali.

Mi rimproveri la nostra diversità, vorresti sentirti più parte del "branco". Lo capisco, sai. Non credere che io non comprenda il tuo desiderio di essere accettato, di omologarti al gruppo, di fare le stesse cose che fanno i tuoi coetanei. Certi tuoi coetanei che ti sembrano più "fighi", più "duri", più "tosti".
Io, invece, la nostra diversità, se così la vogliamo chiamare, la considero un valore, una parte irrinunciabile della nostra identità culturale, addirittura esistenziale, direi.

Quando io e papà abbiamo deciso di diventare una famiglia e abbiamo voluto dei figli, sapevamo che questo significava non soltanto dar loro amore, una casa confortevole, del cibo, degli abiti, e tutto ciò che serve per vivere dignitosamente. Sapevamo anche che avremmo dovuto, e voluto, crescerli ed educarli perché potessero diventare delle persone capaci di cogliere la vita nella sua complessità. Delle persone in grado di scegliere tra le varie opportunità che il mondo offre (e sono tante). Per questo mi sentirei umiliata nel vedere i miei figli trascorrere il loro tempo tra videogiochi, televisione spazzatura, messaggini al cellulare e discoteca. Per questo ho sempre cercato, insieme a papà, di proporvi delle alternative che vi permettessero di conoscere quello che c'è di bello, di interessante, di coinvolgente a questo mondo. La musica, per esempio. Una risorsa che vi accompagnerà sempre nella vostra vita. Che vi farà trascorrere ore divertenti in compagnia degli amici, ma che potrà aiutarvi a superare momenti difficili, che vi sarà vicina nei momenti di solitudine. Una risorsa che sta già dando dei frutti, perché tu e tuo fratello, che sapete che cos'è la bella musica (la più diversa: da Mozart ai Beatles, dai Pink Floyd a Wim Mertens, da Ludovico Einaudi a John Cage, da Rossini ai Nirvana, dagli Skapè a Michael Nyman) non vi si siete fatti ancora incantare dai falsi miti dello sballo da discoteca, magari solo per il fatto che proprio non ce la fate a reggere certa "musica". E questo lo ritengo un successo personale. Quando ti vedo seduto al pianoforte, chino a rincorrere una tua idea mentre cerchi di fermarla sui tasti o quando ripassi per l'ennesima volta un brano di Schubert mettendoci l'anima, quando tuo fratello mi fa ascoltare un suo nuovo pezzo sintetizzato al computer, sento che stiamo facendo un buon lavoro, io e papà.

E i libri. Quando ti vedo sprofondato tra le pagine dell'ultimo Harry Potter che ti ho comprato, quando ti sento commuoverti su Primo Levi, penso che non ho sbagliato quando mi sono rifiutata di comprarti la play station. Che tanto te ne rimpinzi quando vai a trovare i tuoi amici. Che tanto la tua dose di videogiochi quasi quotidiana (bisogna vivere il proprio tempo, me ne rendo conto) tra P.C. di casa e game boy (quando quest'ultimo non viene sequestrato per la periodica disintossicazione a cui ti devo e ti voglio sottoporre) non manca di certo.

E l'arte. Non potrò mai dimenticare la tua emozione davanti alla crocifissione di un polittico ligneo quattrocentesco al Museo del Belvedere di Vienna. Tu, ateo mangiapreti, mi hai detto, ricordi?, "Mamma, d'ora in poi voglio avere più rispetto per la religione cristiana". Quanti anni avevi? Nemmeno dieci.
Tutto il resto, i viaggi che abbiamo fatto insieme, le tue esperienze col WWF e con il TGS in Inghilterra, il teatro, i concerti, spero che ti aiuteranno a capire che al mondo ci sono un'infinità di cose per le quali vale la pena di vivere.

Non solo la bellezza. Ma anche l'impegno. Ti ricordi il girotondo davanti alla RAI per la libertà dell'informazione, qualche settimana fa? E la fiaccolata contro Berlusconi? E la manifestazione contro Bossi in Campo S. Margherita la prima volta che è venuto a Venezia a proclamare la Padania? È da quel giorno che a casa nostra c'è la bandiera italiana, piegata chissà dove.
Insomma, ti sto ricordando tutte queste cose che sai benissimo, certo, ma che è bene sottolineare, per dire che dietro a certi no, dietro a certe prese di posizione mie e del papà non c'è il puro arbitrio, come alle volte credi di interpretare, non c'è il sadismo di impedirti chissacché, di negarti i divertimenti a cui hai sacrosanto diritto.
Vai al cinema quando ne hai voglia, vai alle feste dei tuoi compagni, casa nostra è sempre aperta ai tuoi amici e tu lo sai bene, io e papà siamo sempre stati disponibili a seguirti in tutte le tue avventure sportive, dal calcio al basket, dalle corse campestri alla pallamano, dalle marce alle biciclettate. Anche se io e papà (e nemmeno tuo fratello) sportivi non lo siamo stati mai, purtroppo per noi.

Allora qual è il problema che in questo periodo avvelena le nostre cene e le nostre domeniche? È l'adolescenza? Sono i tuoi tredici anni che devono farsi sentire attraverso musi lunghi, disegni osceni, provocazioni e lacrime? È la primavera che risveglia tutti i tuoi sensi, già messi a dura prova dalla tempesta ormonale che ti sta tormentando? È la mia stanchezza, la mia insofferenza verso certi tuoi atteggiamenti, che non mi permettono di far finta di niente o, meglio, di capire tutto questo come dovrei? È l'irruenza del papà che non sempre riesce a mantenere la calma nelle discussioni?

Io lo so che sei un ottimo figlio. Sei bravo a scuola, sei educato e rispettoso, soprattutto fuori di casa (così almeno mi dicono), sei sensibile, arguto e intelligente. I tuo professori ti stimano almeno quanto i tuoi genitori. Ma dicono, come diciamo noi, che non hai un carattere facile. Un famoso aforisma dice: "Aveva, come tutti gli uomini di carattere, un pessimo carattere". E su questo tu ci giochi, anche, un po'. Hai scritto, una volta: "Ho un carattere di merda". Ti piace fare il bel tenebroso, no? Ti piace anche, alle volte, incaponirti nelle tue testardaggini. Quando, sapendo benissimo di essere in torto, difendi l'indifendibile. Ti arrabbi e piangi per ammettere, alla fine, che avevamo ragione noi. E dopo ore di discussione candidamente dici "Massì, ho fatto un casino assurdo". Poi magari ci ridiamo su, insieme. Ma intanto, che fatica, che stanchezza. Ne usciamo esausti tutti.

Potrei dire, come dicevano i miei genitori: sei un ragazzino fortunato, hai tante opportunità da sfruttare, hai dei genitori che, nel limite delle loro possibilità, cercano di accontentarti. Non lo dirò invece, perché so che sarebbe sbagliato. Che sarebbe controproducente. Perché so anche che in certe cose non ti accontento affatto. Non ti ho mai comprato il telefono cellulare per il quale non ti sei ancora rassegnato, non mi sono mai piegata alla moda delle scarpe e degli abiti "firmati". Ho sempre detto che non avrai mai il televisore in camera e che a casa nostra non ce ne sarà mai uno più grande di quello che abbiamo (poco più di un francobollo). Non mi convincerai mai che la sala giochi dietro Piazza Ferretto sia un bell'ambiente da frequentare.
Sono una bella rompiscatole, so anche questo. Nemmeno io ho un carattere facile, del resto. La pera non casca lontano dall'albero, diceva mia nonna. E infatti. So benissimo di darti, insieme al mio amore e al mio incondizionato sostegno, del filo da torcere. Anzi, guarda, penso che non ti faccia male allenarti un po' con me. Nella vita non ti capiterà di incontrare persone che ti danno sempre ragione, che fanno sempre quello che vuoi, che ti accontentano in tutto e per tutto. Dovrai mediare, lottare per difendere i tuoi diritti, affinare la dialettica. Dovrai incazzarti, qualche volta, ma in modo efficace per farti rispettare. Soprattutto dovrai saper desiderare, per poi impegnarti ad ottenere ciò che desideri. Tanto vale che cominci a confrontarti con qualcuno che ti vuole bene, no? C'è un bel racconto di Antonio Franchini, che si intitola Quando vi ucciderete, maestro?, dove si parla un po' di questo, dove c'è una madre (una madre impossibile) che ha allenato il proprio figlio alla vita rendendogli la vita abbastanza dura. Io spero di non essere proprio così terribile, però insomma, la metafora di questo racconto mi piace. Perché so che, tra noi, c'è anche molta tenerezza e una buona dose di complicità. Anche se, adesso che sei cresciuto, ti vergogni a farti coccolare e, se ti vengo vicino, ti ritrai infastidito come se accogliere una mia carezza o un mio bacio ti togliesse credibilità, ti respingesse verso un'infanzia da cui stai prendendo le distanze. Giustamente.
Sono tutte cose che io ho già vissuto. Non le ho dimenticate, sai. Anche se sono passati più di trent'anni, ormai, dalla mia adolescenza, me la ricordo bene.

Io ti guardo quando sei triste, quando te ne stai in silenzio a pensare a chissà che, quando hai i nervi e non vuoi dirmene il motivo. Quando preferisci parlare con i tuoi amici e non vuoi raccontarmi che cos'è che ti fa soffrire. Provo per te tanta tenerezza, anche quando sono proprio i tuoi "nervi" che magari mi fanno andare in bestia.

C'è una cosa che non ti ho mai detto, credo. Una cosa che vorrei dirti da tanto. Chissà se riuscirò a spiegartela. Ci provo, almeno.
Io sono la tua mamma. Giusto? Una mamma che tutto dovrebbe comprendere e perdonare, secondo lo stereotipo classico universalmente accettato. Una mamma che tutto dovrebbe sacrificare ai suoi figli. Dovrebbe. Beh, Bruno. Io sono una mamma un po' diversa. Io so di essere, oltre che una mamma, una donna ma anche - e prima di tutto - una persona. Credo sia giusto. Credo che debba essere così. Così è per me, almeno. E come persona credo di avere diritto al rispetto, un rispetto che devo tributarmi io per prima, se voglio che mi rispettino anche gli altri. Per questa ragione non mi sono mai uniformata all'immagine "poetica" della tipica mamma italiana. Sacrifici ne ho fatti, altroché, in tutti questi anni, e li ho fatti volentieri. Sacrifici economici, anche. Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio cercare di farti capire, per esempio che le nostre discussioni sulla collaborazione domestica, sui compiti (minimi) che sono stati affidati a te e a tuo fratello, non sono solo snervanti per tutti, ma sono soprattutto inutili. Perché su questo non l'avrete mai vinta. Perché in questa piccola comunità che è la nostra famiglia non ci sono servi né padroni, ma individui che debbono collaborare, ciascuno secondo le sue possibilità. Non sono mai stata e non sarò mai la tipica mamma italiana che si fa schiavizzare dai figli, soprattutto se maschi. E non tanto perché ho di meglio da fare, nella vita, che servire e riverire voi, ma anche e soprattutto perché è bene che impariate ad essere autonomi. So bene che per certi versi ti piacerebbe avere una mamma che profuma di torte al cioccolato e di bucato, una mamma che previene ogni tuo desiderio e che tiene in ordine per te la tua scrivania e la tua agenda. Ma una mamma così prima o poi chiede il conto, sai. Una mamma così si separa molto difficilmente dai suoi figli perché ad essi ha delegato il suo rapporto con la vita e con il mondo. Io non so essere, non voglio essere una mamma così.

So di essere, a volte, poco presente, anche se l'immagine di "mamma che non è mai a casa" è ormai diventata un po' un tormentone familiare, una macchietta. Sono una donna che lavora - e questo potrebbe essere motivato da necessità economiche - ma sono anche una donna che vuole coltivare i suoi interessi e che cerca di farlo per rispetto di sé stessa. Tu e tuo fratello siete molto importanti per me (non saprei immaginare la mia vita senza di voi) ma ci sono anche altri aspetti della vita che sono, per me, importanti. La lettura e la scrittura, ad esempio. Senza libri mi sentieri mutilata. Voi lo sapete bene e mi prendete in giro per questo.

Non è facile, credimi, per una donna far quadrare tutte queste cose: lavoro, casa, famiglia, interessi. Costa molta fatica. Ci si sente divise tra spinte che si contrastano una con l'altra e che ti fanno sentire sempre un po' fuori posto, sempre un po' inadeguata. Sei in ufficio e pensi che ti sei dimenticata di mettere la merenda in cartella al bambino; stai andando a prendere tuo figlio che esce da scuola e ti ricordi di non aver spedito un fax urgente al Ministero; stai facendo la spesa e ti viene improvvisamente in mente che devi correre in palestra perché l'allenamento di basket è finito già da un pezzo; vorresti scrivere o leggere e invece devi preparare la cena.
Quando tu e tuo fratello eravate piccoli è stata dura. Ci sono stati anni in cui non riuscivo nemmeno a leggere una pagina, in cui gli unici incontri che facevo erano con la cassiera del supermercato o con le mamme dei vostri compagni di classe a qualche festina di compleanno. Non lo dico per fartelo pesare, lo dico per cercare di farti capire che adesso che siete più grandi è giusto che anche voi, per quel poco che vi si chiede, contribuiate al menage domestico.

Un’altra cosa volevo dirti. Non è stato facile neanche mantenere l’unità familiare, in mezzo a tante vicende. Ogni tanto sorridiamo, noi quattro, guardandoci attorno e vedendo l’ecatombe che ci circonda. Io e papà, scherzando, qualche volta diciamo che ci sentiamo dei sopravvissuti dopo 25 anni di vita in comune, se pensiamo a tutte le coppie di amici che si sono separate o divorziate. Andare d’accordo non è tanto semplice, lo vedi anche tu, nel tuo piccolo, considerando i tuoi rapporti con gli amici, o, all’interno della famiglia, con tuo fratello. Ci vuole pazienza, tolleranza, comprensione e anche una buona dose di incoscienza, alle volte, per superare certi ostacoli. Ci vogliono, secondo me, anche gli scontri, le litigate, se servono a chiarirsi e a sfogarsi. Così come succede anche a te e a me, qualche volta. Questo non vuol dire che non ci vogliamo bene, anzi.

Ecco. Questa lettera, forse, mi è cresciuta tra le mani. Potrei, vorrei scrivere ancora tante cose. Potrei, vorrei dirti quanto ti voglio bene e quanto mi piaci. Quanto trovo di me e di papà nel tuo viso, nei tuoi modi e nel tuo carattere. Quanta ammirazione ho per le tue capacità e per la tua indipendenza, anche se quest'ultima, alle volte mi dà dei pensieri.
Ma forse mi sono dilungata troppo.

Chissà che, dopo che mi avrai letto, si abbia occasione di parlare, un po' di tutto.

Tuo fratello mi ha fatto ridere, l'altro giorno, quando mi ha visto scriverti questa lunga lettera e mi ha detto "Oddio, mamma, non ti verrà in mente di scrivere anche a me? Se proprio devi farlo, ti prego: almeno cerca di essere più concisa!".

Un bacio dalla tua
Mamma

I commenti dei lettori

Pagina 1 di 3 (su 17 commenti inseriti)

Autore: Arual
Buon compleanno figlio mio!!!!!!!!
[12-02-2014 03:36:23]
Figlio mio per il tuo 17settesimo compleanno vorrei esprimerti ciò che ormai da tempo nn ti esprimo più, tu sei parte di me, e Dio solo sa il bene che ti voglio e che anche papà ti vuole, vorremmo regalarti il sole, la luna il celo se potessimo, ma ciò che possiamo offrirti e solo il calore della...  Continua ...

Autore: arual
io e i miei figli
[12-02-2014 02:19:41]
Bellissima lettera ,rispecchia nn solo me, ma gran parte delle famiglie, dove l'approccio con l'adolescenza e difficile, sfuggente quasi ignoto. Fare i genitori è un'impresa ardua, è nessuno te lo insegna, ci vuole tanta pazienza un pizzico di intuito e tanta ma tanta fortuna. Per il resto verrà...  Continua ...

Autore: SARA

[11-02-2014 19:50:19]
BELLISSIMO..E STUPENDO QUESTO LIBRO..  

Autore: zu

[27-05-2013 16:48:21]
 

Autore: rosy
a mio figlio ......
[21-02-2012 12:57:36]
è molto toccante leggere la tua forza , non ti sei mai arresa , hai lottato incondizionatamente , io non sono stata così brava. Mio figlio è andato via due anni fa , aveva 12 anni , vive con il padre e non vuole più sentirmi nè vedermi , domani compirà 14 anni e io resto congelata nel mio dolore ...  Continua ...

Autore:

[21-01-2012 14:57:48]
è una bellissima lettera, che ti trasmette emozioni così forti che ti puoi mettere a piangere  

Autore: io
ciao
[12-12-2011 12:53:20]
Complimenti......anch'io ho lo stesso problemo con mio figlio.......purtroppo è molto difficile fare il genitore. Congratulazioni  

Autore: rosa
ciao
[04-11-2010 02:16:22]
anche io sono con lo stesso problema e non so più cosa fare con mia figlia la tua lettera e molto bella e vero fare i genitori e molto difficile non sai mai cosa e giusto e cosa e sbagliato affidiamoci a dio e speriamo che le cose cambiano ciao  

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Annalisa Bruni 2005 © Tutti i diritti riservati. E' vietato riprodurre il materiale in modo parziale o totale. Sito realizzato da Zam Recensioni libri
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